‘Legge anti moschee’, stretta sui centri culturali religiosi

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Grazie ai voti del centrodestra la Regione Liguria ha approvato la nuova norma sui centri culturali religiosi, ma è già polemica.

È già stata ribattezzata ‘legge anti moschee’ e sta scatenando polemiche notevoli nell’assemblea regionale ligure tra chi la appoggia incondizionatamente e chi invece la giudica come una prevaricazione delle libertà.

Con la nuova legge che è stata approvata grazie ai 16 voti del centrodestra, la Regione ha parificato i centri culturali religiosi agli ‘immobili che ospitano attrezzature religiose’ obbligando quindi i Comuni ad una valutazione molto più attenta delle richieste di autorizzazione ad aprire i centri culturali con matrice religiosa.

La legge infatti contempla anche le esigenze di viabilità, l’assenza di barriere architettoniche, il rispetto delle distanze minime, dell’impatto ambientale, ma anche della conformità alle caratteristiche del paesaggio ligure.
Alessandro Piana, capogruppo della Lega, la ritiene fondamentale per i nostri tempi visto che anche in Italia si stanno diffondendo religioni e credo diversi:

“Non si tratta di una legge anti moschee – ha detto – e non nega la libertà di culto. Il problema sta semplicemente nel rispetto delle norme, dei cittadini e del territorio ligure.

Se poi si deve comunque concedere il permesso a costruire moschee, non avranno comunque il minareto, appendice architettonica che non rientra nelle tipicità del nostro paesaggio”.

Contrario invece Gianni Pastorino (Rete a Sinistra)secondo il quale la norma vorrebbe rendere più difficoltosa l’apertura di nuove strutture religiose, mentre Marco Scajola, assessore all’Urbanistica della Regione ha spiegato la natura del provvedimento:

“Le modifiche alla legge disciplinano meglio le modalità con cui i Comuni gestiscono sia la fase della pianificazione per la localizzazione dei servizi religiosi, sia la fase di approvazione dei progetti.

Questo significa maggiore chiarezza per tutti e chi pensa, strumentalmente, a discriminazioni si sbaglia”.

Un intervento quindi solo per questioni di estetica e di logica urbanistica, ma che ha diviso profondamente.