Festa del lavoro, precariato e voucher

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La festa del lavoro dovrebbe essere, stando al suo manifesto, come una parola d’ordine da scambiare, di bocca in bocca, per migliorare la propria condizione di vita.

Eppure, ad oggi, essere un lavoratore significa ancora dover sottostare alle regole del lavoro in nero e al precariato. Più che da festeggiare, c’è da chiedersi quando le cose in Italia cambieranno davvero in favore dell’onestà e della trasparenza.

Voucher utilizzati per coprire gli infortuni sul lavoro in nero

I voucher si sono trasformati da metodo di pagamento per favorire il lavoro occasionale, a mezzo per eludere il pagamento delle tasse allo Stato e per coprire gli infortuni dei lavoratori impiegati in nero: questo è quanto emerso da un’indagine dell’Inail, insospettita dall’aumento esponenziale dell’emissione di voucher e dalla strana coincidenza del loro utilizzo in occasione degli infortuni sul lavoro.

Voucher utilizzati per mascherare il lavoro in nero

Da quando la riforma Monti ha reso possibile il pagamento via voucher in tutti i campi lavorativi, andando dunque oltre il loro originario utilizzo, l’acquisto dei voucher è schizzato alle stelle, raggiungendo una media di incremento del 200% nel 2014 e del 66% nel 2015.

Se prima questo strumento veniva utilizzato per retribuire i piccoli lavori, e per andare incontro alle necessità dei lavoratori disagiati, oggi è diventato un vero e proprio mezzo per eludere il pagamento dell’Iref, dell’Irap e dell’Irpef : in altre parole, il pagamento avviene solo quando è impossibile mascherare il lavoro in nero.

Nello specifico, dopo che il lavoratore ha subito un infortunio sul posto di lavoro, anche se fino a quel giorno non risulta alcuna forma di collaborazione fra i due.

Coincidenza o truffa?

I dati raccolti dall’Inail hanno sottolineato una curiosa coincidenza: il pagamento via voucher avviene quasi sempre a seguito di un infortunio lavorativo. In altri termini, il voucher verrebbe utilizzato come mezzo per eludere la stipula di un contratto regolare e, dunque, come forma di pagamento “sostitutivo” che ovviamente non prevede alcun tipo di regolarizzazione fra lavoratore e datore di lavoro.

Ci troviamo di fronte ad un gravissimo problema che non fa altro che accentuare il precariato di molti italiani, costretti a sottostare all’illegalità pur di reperire un’occupazione. E non parliamo certo di un fenomeno circoscritto, dato che il voucher come mezzo di pagamento “last minute” per coprire le beghe contrattuali si sta diffondendo a macchia d’olio in tutti i settori del nostro Paese.

Le contromisure adottate dal Governo

Per combattere questa pratica decisamente poco etica, il Governo sta pensando ad una serie di soluzioni al problema: innanzitutto la tracciabilità dei voucher, che scatterà da giugno e che permetterebbe agli organi competenti di far emergere con maggiore facilità i tentativi di eludere le leggi relative al pagamento in nero dei lavoratori.

Inoltre, proprio in questo momento si sta discutendo in Parlamento un ritorno alla forma originaria del voucher, che abrogherebbe la riforma Monti e “retrocederebbe” questo strumento allo stato originale stabilito dalla Legge Biagi: ovvero una forma di retribuzioni per i lavori accessori.

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